Un tirocinio… in Cambogia

Posted by on Feb 10, 2013 in News, Voci dalla missione | 0 comments

Laura Redaelli, laureanda in Diritti umani ed etica della cooperazione internazionale, ci racconta del suo  “lavoro sul campo” in Cambogia

Quando decisi di studiare e laurearmi in Diritti umani ed etica della cooperazione internazionale (Università degli studi di Bergamo), non avevo mai fatto del “lavoro sul campo”. Mi chiedevo spesso come sarebbe stato, perché studiare sui libri e lavorare in un progetto di sviluppo tra povertà, miseria e disperazione ovviamente sono due cose ben distinte. Mi chiedevo quanto fosse difficile, quanto si potesse sopportare il dolore degli altri. Tanti dubbi, fino a quando non ho potuto effettuare il mio tirocinio formativo universitario presso il progetto educativo dell’associazione New Humanity in Cambogia. Ho seguito il loro consulente educativo nelle visite agli asili che l’organizzazione ha aperto in due province, Kompong Chhnang e Mondolkiri Pranzo all'asilo. Ho analizzato le strutture, i metodi educativi, l’atmosfera e le impressioni dei vari attori coinvolgi (insegnanti, bambini, genitori…). Un’esperienza di due mesi che ha fugato ogni perplessità. E mi ha fatto capire fino in fondo quanto una vita dedicata alla cooperazione sia una vita degna di essere vissuta. Una vita a contatto con bambini che giocano nella polvere, con persone che sorridono per una filastrocca, con popoli così diversi in cultura e tradizioni. Una vita difficile che si specchia in un lavoro complesso, che spesso si trova di fronte a muri che non riesce a scavalcare, tanto sono alti e spessi. Muri fatti di incomprensioni, complicazioni amministrative, difficoltà di dialogo e anche scontri di mentalità. Eppure salendo uno sulle spalle degli altri prima o poi questi muri verranno superati, grazie al lavoro di associazioni come New Humanity e Cam to Me che ci mettono l’anima e il cuore nei loro progetti, oltre alla professionalità senza la quale non si potrebbe avanzare di un passo. Scavalcare un muro non è facile, è faticoso, ma posso assicurare che vedere splendere nei bambini la luce della conoscenza e dell’educazione fa raddoppiare l’energia e la voglia di andare avanti fino alla fine. Tutti i bambini che ho visto, figli di famiglie povere, con poco da mangiare e meno da vestire, erano tutti bambini felici di poter andare a scuola, a imparare, a disegnare sui fogli animali, a ripetere canzoni tutti insieme. L’educazione prescolare è fondamentale perché nascano nel bambino le capacità di superare i vari anni di scuola, di comprendere gli insegnamenti e di poter essere una persona consapevole. Si colora!Ma l’educazione prescolare in Cambogia, come tutta l’educazione istituzione (e ancora di più vista la giovane età della sua struttura), è ancora incapace di reggersi sulle proprie gambe, in un paese dove l’educazione tradizionale cominciava non prima del sesto anno di età. Il lavoro delle ONG è assolutamente indispensabile, perché portano l’educazione della prima infanzia in zone rurali e remote dove non arriva quella pubblica, ma anche perché portano capacità e mezzi che nel paese ancora mancano. L’educazione in Cambogia è un carro con le ruote quadrate: ogni tanto arriva il governo che gli dà una spinta e il carro si muove di un passo. Ma ciò che servirebbe è scalpellare le ruote fino a renderle tonde e questo lo possono fare solo i cambogiani. Le associazioni come New Humanity portano gli strumenti e i sorrisi dei bambini che possono andare all’asilo sono il raggio di sole che filtra tra le nubi delle problematicità della scuola e rischiarano il lavoro che ONG e cambogiani possono fare assieme, perché il carro dell’educazione possa correre da solo verso uno sviluppo vero.

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