Chum riep sueh!

Posted by on Lug 9, 2012 in News, Voci dalla missione | 0 comments

E però disse infra se medesimo che troppo sarebbe grande male s’egli non mettesse per iscritto tutte le maraviglie ch’egli à vedute, perché chi non le sa l’appari per questo libro (da Il Milione, di Marco Polo).

 

Prendo a prestito le parole del grande viaggiatore Marco Polo tratte dal prologo al suo “Il Milione”, nella speranza che anche coloro che non hanno mai visitato i Progetti di Cam To Me in Cambogia (soci, simpatizzanti e tutti coloro che a vario titolo mi hanno accompagnato in questo breve viaggio) possano anche solo intra-vedere cosa la nostra Associazione contribuisce a realizzare, dove prima non c’era niente forse neanche la speranza di un futuro diverso.

Come turista ho viaggiato diverse volte per le strade e i colori dell’Asia,  sempre con uno sguardo rivolto alle persone e alla loro vita, cercando di entrare in relazione con loro pur nella consapevolezza di non poter andare oltre la soglia delle molteplici situazioni incontrate. Questo finché un sabato notte mi sono trovato seduto in un aereo che mi avrebbe portato nuovamente in Oriente, questa volta per il mio primo viaggio missionario …

Nel mese di giugno appunto ho vissuto quindici giorni in Cambogia, come ospite di Cristina e Paola della Comunità Missionarie Laiche, per un giro di conoscenza dei diversi progetti  che la nostra Onlus sponsorizza e sostiene a Phnom Penh e Kompong Chhnang.

Ho volutamente scritto “ho vissuto”.

Sì, perché forse presuntuosamente ritengo di  non essere solo stato in Cambogia, di non aver solo viaggiato lungo le strade della Cambogia, non si è trattato solo di aver visitato la Cambogia. Ho cercato di viverla il più possibile, nel senso di “goderne appieno, sfruttando ogni possibilità”.

Con il saluto “Chum riep sueh” e le mani giunte nel tradizionale “Sompiah” sono sempre incominciati gli incontri lungo i giorni della mia permanenza.

Nella cultura Cambogiana il Sompiah oltre a rappresentare un segno di saluto e rispetto costituisce una sorta di confine: in questa comunicazione non verbale si dichiara di lasciare al di là delle mani giunte i propri aspetti positivi e al di qua quelli negativi.

Il Sompiah non ti difende però dagli aspetti positivi e negativi che invece dentro di te si agitano, si mescolano e spesso combattono. Si tratta di una lotta che soltanto tu può decidere fino a quale punto possa spingersi, quali nervi scoprire oppure quanta luce possa gettare sulle tue ombre.

Un viaggio-vissuto dice sempre qualcosa a te e su di te, anche se non sempre la tua immagine riflessa è piacevole oppure quello che vedi corrisponde all’idea che ti sei fatto di te stesso …

Non è di questo che però vorrei scrivere.

Vorrei innanzitutto portarvi il saluto dei tanti che ho avuto modo di incontrare: per mezzo mio giunga il loro ringraziamento a tutti voi. Dovunque sono arrivato, la fama di Cam To Me mi aveva già preceduto: segno che altri prima di me avevano fatto quel medesimo percorso e facilitato il mio entrare in relazione. Questi avevano già lasciato un segno, un solco, un’amicizia, magari un semplice ricordo e ti chiedi se anche tu sarai capace di altrettanto.

Vorrei riuscire a farvi vedere quanto Cam To Me, in collaborazione con altri, ha contribuito a realizzare, dove prima non c’era niente, magari neanche il desiderio di vedere qualcosa di diverso o migliore per sé o per i propri figli. In alcune situazioni fai fatica a pensare che vi potrà mai essere un’occasione di riscatto finché incontri alcuni ragazzi che Cam To Me aiuterà a studiare e che forse sì, avranno un futuro diverso.

Vorrei riuscire a farvi sentire il calore dell’abbraccio di un bambino orfano che sopra ogni altra cosa cerca un affetto parentale, ti si aggrappa al collo e ti segue ovunque. E tu vorresti farlo piccolo, piccolo per metterlo in una valigia e portarlo con te in Italia.

Vorrei riuscire a farvi assistere al sorriso contagiante di una ragazza che non ha quasi niente, neanche la mobilità fisica, ma è felice delle attenzioni che riceve e ce la mette tutta a ripetere azioni elementari come alzarsi, camminare e controllare i tremori della spasticità.

Vorrei  riuscire a farvi asciugare le lacrime che scaturiscono da un arrivederci che però sappiamo essere lungo quasi come un addio, segno che nel loro piccolo i nostri missionari e volontari hanno saputo fare la differenza.

Vorrei riuscire a farvi gustare la serenità di un tramonto, la fierezza di una palma in una risaia, la storia che trasuda da un monumento millenario, l’intimità di una famiglia, la gioia dello stare in compagnia, la fraternità di una cena con altri missionari, l’emozione che nasce dal sognare un progetto insieme.

Vorrei portarvi a fare fare un giro in moto (tanto in Cambogia trovi fino a 4 persone su una moto!) per le strade trafficate di Phnom Penh, mentre l’aria umida e calda del Sud Est asiatico trascina lontano alcuni pensieri lasciando il posto ad altri e più freschi. Oppure vorrei farvi fare un giro in barca durante le visite alle persone anziane che vivono su capanne galleggianti a Kompong Chhnang.

Vorrei prendervi per mano e chiedere a ciascuno di voi di non dimenticare le iniziative che Cam To Me promuove.

Nel farlo lascio che i ricordi personali riaffiorino e riportino alla mente le emozioni vissute.

Perché non si tratta solo di nomi di progetto. Dietro ciascuno di essi ci sono delle storie personali, dei volti, dei nomi … e mani che si tendono in attesa che noi le afferriamo.

 

 

Un sentito grazie alla Comunità Missionarie Laiche, in particolare Cristina e Paola, e a Cam To Me insieme al PIME e alle ONG locali New Humanity, Cooperation For Prosperity e New Hope for Cambodian Children, perché quotidianamente tendono questa mano, e per aver permesso questo mio viaggio.

Okun! Grazie!

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